Caduta della barriera percettiva
tra diverse realtà.
Patrick Rizzi
2000
L’animazione, propone l’alternarsi di situazioni,
di realtà, le quali si sviluppano divergendo da un’ unica
base di partenza. L’esplorazione in ogni modello, è un breve
viaggio che ha lo scopo di confermare in maniera oggettiva, la totale
diversità di natura rispetto ad un altro modello.
Il cambiamento di queste realtà, avviene tramite una sfumatura,
la quale conserva, in quella dimensione che viene a crearsi tra immagine
e soggetto recettore, inevitabili tracce mnemoniche. Queste tracce, sono
rappresentative del modello esplorato in precedenza e così posseggono
una forte carica di influenza sulla percezione del modello ancora da esplorare.
La loro funzionalità dunque, consiste nella creazione di un cuscino,
di una barriera ammortizzatrice, la quale, nei primi istanti del viaggio
successivo, interferisce con la totale acquisizione e proiezione strutturale
del modello stesso.
Ma per quale motivo non viene acquisita la realtà successiva, con
immediatezza?
Come dimostrano gli studi effettuati da Jhoannsen, con l’avvento
del quinto anno di età, l’individuo, di fronte ad una semplice
conformazione di figure, costituita da un’area nera racchiusa in
un’area più grande bianca, riconosce come più probabile
la figura nera e lo sfondo bianco, anziché il contrario.

Questo vuol dire che i processi deduttivi nell’uomo, si configurano
in modo tale, da rendere una scelta più probabile di un’altra,
da avvertire la prevalenza di una potenziale organizzazione strutturale
su un’altra. Ma allo stesso tempo, al quinto anno di età,
l’uomo acquisisce la possibilità di frantumare questa struttura
per costruirne una nuova, la facoltà cioè, di rendere possibile
percettibilmente l’esistenza di un altro modello al di fuori di
quello avvertito con maggiore forza.
In breve: le proprietà fisiche di una figura, rendono determinate
organizzazioni, nettamente più probabili di altre, ma queste non
influenzano in maniera univoca ed invariante, cio’ che viene percepito
e come viene percepito.
Tutto questo, tende a sottolineare ulteriormente e giustificare, l’esistenza
di quella “fatica”, di quel tempo (brevissimo istante) impiegato
per acquisire la realtà successiva, nella sua totalità strutturale.
Infatti, esiste un momento preciso, in cui avviene il passaggio percettivo
e non quello effettivo, tra un modello ed un altro; questo, è il
momento in cui avviene la caduta di quella barriera, momento in cui i
residui mnemonici della realtà precedente, perdono possesso della
loro funzionalità.
Per esempio, come nel caso del triangolo amputato, il mascheramento di
una forma ad un certo livello, può disturbare l’equilibrio
strutturale senza ancora distruggerlo;

ma un mascheramento più profondo, può sconvolgere questo
equilibrio strutturale, fino a provocare l’esistenza di un nuovo
assetto.

Quindi, se si considera il mascheramento, come lo spostamento di un’area
su un’altra, si può affermare ulteriormente che il fattore
temporale gioca un ruolo fondamentale, diventando l’artefice di
configurazioni plurime.
Come osserva Piaget, i disegni tendono ad essere percepiti come la rappresentazione
immaginosa di oggetti: per cui, solamente uno spostamento nel tempo è
in grado di demolire la struttura percepita, per restituire svelando,
la potenziale diversità di configurazione, trasformando in poche
parole un oggetto in un altro.
Resta allora da ipotizzare quale sia il valore effettivo della funzione
temporale; acquistando la funzionalità di un altro punto di vista
rivelatore, il tempo è quindi paragonabile ad una quarta dimensione,
poiché: come lo spostamento da una data dimensione ad un’altra
di ordine superiore, permette la rivelazione sulla reale conformazione
di una figura, (linea, figura piana, o oggetto), allora anche l’utilizzo
del tempo, diventa l’intermediazione tra la terza e la quarta dimensione.
L’animazione, propone una serie di viaggi, in spazi reali, certamente
tridimensionali, ma escludendo dunque la funzione temporale, appiattendo
così tutti i viaggi possibili in uno, si otterrebbe il disegno,
per quanto incomprensibile ed inconcepibile, di una quarta dimensione.
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